Collaborazioni
È sempre stato un mio sogno realizzare uno studio di registrazione casalingo. Se vogliamo fissare una data di inizio, potrei dire la fine del 1979, quando sono riuscito a comperare un Revox B-77 e un piccolo mixer microfonico Akai. Poi, con l'avvento del MIDI, ho cominciato a usare i primi sequencer a cominciare dal SIEL 16-Track Live Sequencer, che girava sul Commodore 64, per poi passare a Dr. T's KCS per Amiga e, successivamente, a Performer e Digital Performer (che uso tuttora) per Mac.
Ho avuto quindi la possibilità di collaborare, per alcune registrazioni, con altri musicisti al di fuori delle logiche di appartenenza ai vari gruppi con cui ho suonato. Si trattava però di registrazioni di un paio di brani, niente di particolarmente impegnativo. La maggior parte del lavoro in studio riguarda brani di mia composizione, solo strumentali e realizzati con tastiere e synth, e quindi relativamente facili da registrare e mixare.
Nel gennaio 2024 ho avuto la fortuna di conoscere un giovane cantautore goriziano. Lo avevo già sentito qualche mese prima in alcuni live in cui proponeva per lo più cover. Se la cavava abbastanza bene, anche considerando che il set-up era solo chitarra e voce.
Per motivi del tutto casuali ho avuto modo di conoscerlo e di proporgli di fare qualche registrazione nel mio studio di alcuni brani di sua composizione. Parlando un po' assieme, abbiamo deciso di registrare tutti i 13 pezzi che aveva composto fino a quel momento e di produrre quindi un “album”. È stata per me un'esperienza molto interessante e creativa, che mi ha portato ad approfondire alcune tecniche di registrazione della voce che non avevo mai preso in considerazione.
Le registrazioni sono durate più di un anno e mezzo. Va però tenuto conto che ci vedevamo solo due sere alla settimana per un paio d'ore. Inoltre abbiamo avuto qualche inconveniente tecnico (rottura della scheda audio, riadattamento dello studio con nuovi mobili) e qualche intoppo di salute dovuto ai mali di stagione.
Il mixaggio è stato particolarmente impegnativo in quanto, oltre al bilanciamento dei volumi delle singole tracce di ogni pezzo, bisognava rendere omogenei tutti i 13 brani.
Il risultato finale, dal punto di vista qualitativo delle registrazioni, è discreto. Diciamo che con il prossimo album so dove intervenire per eliminare alcuni errori e criticità. Dal punto di vista musicale, l'album — che si intitola Beautiful Shade of Bright — è più che buono. Ma io sono di parte. Lo potete ascoltare su tutte le maggiori piattaforme.
Attualmente il “piano di lavoro” prevede il restauro di vecchie registrazioni, un compito non facile e che richiede tanto tempo e pazienza. Vedremo cosa riuscirò a combinare…
